Com’era emerso subito dopo la prima votazione, nel secondo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica è prevalsa l’astensione. Dopo il naufragio di Franco Marini, affondato al primo voto dai franchi tiratori, la maggior parte dei voti si è diretta verso la scheda bianca. Alla fine del secondo spoglio le schede bianche sono state 418. Con 230 voti è restato circa alla stessa quota del primo scrutinio Stefano Rodotà, sempre candidato di bandiera del Movimento 5 stelle e appoggiato apertamente anche da Sel e di nascosto da molti altri nel Partito democratico. La confusione è totale, il caos è completo. Il Pd è esploso in mille frammenti e Pier Luigi Bersani non è più in grado di tenerlo unito, ammesso che sia mai riuscito a farlo. E forse comincia a rendersene conto; infatti prima del secondo voto il segretario ostentava sicurezza: “Vedrete che la soluzione si troverà“. Invece dopo lo spoglio ha cambiato registro: “Bisogna prendere atto di una fase nuova. Tocca al Partito Democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell’assemblea dei nostri grandi elettori“.

Angelino Alfano appare un po’ più preoccupato: “E’ necessario che si individui la soluzione più idonea per eleggere il presidente della repubblica sin dalla quarta votazione“.

Siamo tornati quindi agli ambasciatori e ai contatti più o meno segreti fra le principali forze tradizionali per trovare un nome capace di superare gli innumerevoli veti incrociati. A questo punto è improbabile che un eventuale nuovo accordo col centrodestra (foto by InfoPhoto) venga cercato per il terzo scrutinio, in programma domani mattina, quando la maggioranza richiesta sarà ancora quella di due terzi. Si punta tutto sulla seconda fase, in cui sarà sufficiente la maggioranza semplice di 504 voti su 1077. Nuovo nome o riproveranno con Marini? Tutto è possibile. Ma cambiando il quorum possono cambiare anche le convergenze. Renzi attende. E’ evidente che Marini è saltato“, commenta; nel frattempo, mentre si è messo in viaggio per Roma, insiste sul suo candidato “di bandiera”, Chiamparino.

Ma il nuovo asse potrebbe anche essere quello tra M5S ed un Pd ricompattato su Romano Prodi. Beppe Grillo, dopo aver invitato i partiti ad “arrendersi”,  ha già detto che se Rodotà dovesse rinunciare, allora i voti dei grillini sarebbero per Prodi. Nuova esca lanciata, e il pesce non vede l’ora di abboccare.