Era molta l’attesa per il discorso del presidente degli Stati Uniti, alla National Defense University di Washington, dove doveva dire la sua sulla sicurezza nazionale, su Guantanamo, il supercarcere per i terroristi, e l’uso dei droni, i piloti senza pilota, nelle operazioni antiterrorismo.

“L’America oggi è più sicura ma siamo ancora minacciati, ma la sfida è cambiata, oggi la reale minaccia, spiega facendo anche riferimento agli attacchi di Boston e al massacro di Londra perpetrato da due britannici convertiti alla jihad, è il terrorismo interno”.

Barack Obama ha indicato quindi la necessità di voltare pagina sul fronte della lotta al terrorismo, stop agli attacchi con i droni e via al trasferimento dei detenuti di Guantanamo, saranno portati nei loro paesi d’origine principalmente in Yemen e nominato un commissario governativo per vigilare, con l’obiettivo di arrivare alla chiusura del supercarcere.

In riferimento a Guantanamo ha dichiarato: “è un carcere che non avrebbe mai dovuto essere aperto” e accusando il Congresso “avrebbe dovuto essere chiuso da tempo”. Tutto questo senza indietreggiare in tema di sicurezza e giustizia, tanto che ha rassicurato “dove appropriato porteremo i terroristi davanti alla giustizia nei nostri tribunali e davanti al nostro sistema giudiziario militare”.

L’obiettivo del presidente è terminare la guerra con al Qaida e arrivare alla tanto desiderata equazione “sicurezza nazionale e libertà individuali”.

“L’America non è in guerra con l’Islam”, è il messaggio di Obama all’estero e “l’America oggi è più sicura e lo sarà ancora di più nei prossimi anni” è quello agli americani.

Nell’ultimo periodo la sua figura di Barack Obama è stata abbastanza offuscata dai recenti scandali che hanno interessato il suo secondo mandato presidenziale: quello sulle indagini del fisco sui gruppo conservatori, dei giornalisti spiati e sull’attentato di Bengasi, dove ha perso la vita l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Chris Stevens.

Il compito del presidente statunitense nel suo discorso era quello di rassicurare il popolo americano che è possibile stare al sicuro mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale ma non ancora realizzate, tra cui la chiusura del discusso carcere di Guantanamo e per la prima volta è stato contestato e interrotto pubblicamente mentre parlava da una donna. “Tu sei il Comandante in capo. Se vuoi puoi chiudere Guantanamo anche oggi!”, ha urlato Medea Benjamin, una nota pacifista americana che si era intrufolata in platea alla National Defense Univeristy di Washington per il discorso presidenziale.