I magistrati hanno accolto la richiesta di una coppia di genitori che chiedeva il cambio sesso della propria figlia ad appena 17 anni. Alessia, infatti, vuole diventare un uomo: si è sempre sentito un maschio, da quando aveva 10 anni. Ora, grazie alla sentenza del Tribunale di Genova, potrà procedere col delicatissimo percorso che la porterà a diventare un uomo. Storica la motivazione data dai giudici che parlano di “rispetto del benessere psicofisico”.

Come scrive “La Stampa”, la sentenza sarebbe stata depositata il 17 gennaio rispondendo, di fatto, a una precisa richiesta dei genitori di Alessia e “tenendo conto della volontà della figlia”. La giovane, infatti, “presenta una disforia di genere, non secondaria a condizioni di disturbo psicopatologico”:

L’identificazione con il sesso maschile è evidente e non appare legata a qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’eventuale riattribuzione [...] Non sono emersi aspetti psicopatologici significativi o tali da controindicare l’inizio del trattamento ormonale. Durante gli incontri ha dimostrato coerenza alla decisione, evidenziando consapevolezza sulle conseguenze legali, ma soprattutto affettive e relazionali.

Alessia si sottoporrà all’operazione di rimozione dell’utero: i seni erano già stati rimossi nel 2017 a Barcellona. Interventi chirurgici che, d’ora in poi, saranno a carico del sistema sanitario nazionale italiano che solitamente copre le cure principali dei transgender (non quelle meramente estetiche). In questo modo verrà assicurato il suo benessere psicofisico, scrivono i magistrati.

Queste le parole di mamma Denise:

Lo avevo intuito da quando era bambino, ma il giorno in cui ha avuto le mestruazioni ha cambiato espressione, ho sentito come se mio figlio fosse morto dentro e nelle settimane e nei mesi seguenti non mi raccontava mai quando aveva il ciclo, era evidente che fosse un aspetto della sua vita da rimuovere: lo osservavo, quei felponi a coprire il seno precoce e abbondante, pensavo fosse gay, volevo solo confrontarmi con lui. Una sera si è avvicinato: ‘Ale, vuoi che andiamo da uno psicologo? Noi ti saremo vicini sempre’. Quando ha avuto la certezza del sostegno famigliare si è aperto: ‘Mamma, vedi, è che mi sento proprio un uomo, non una ragazza, è questo che devo dirti’. Ci siamo abbracciati, abbiamo semplicemente cominciato da lì.