Tanti applausi e molta commozione per l’ultima funzione ufficiale di Joseph Ratzinger nei panni di Papa Benedetto XVI. Il Pontefice, nell’Aula “Paolo VI”, ha attaccato aborto, eutanasia, manipolazioni genetiche. E nel pomeriggio, durante la celebrazione delle Ceneri in una Basilica di San Pietro gremita, ha ribadito: “Molti pronti a stracciarsi le vesti per scandali e ingiustizie, pochi disponibili ad agire sul proprio cuore”.

Città del Vaticano è da sempre il centro del mondo. Ma in questi giorni lo è ancora di più. E Benedetto XVI sfrutta l’occasione per lasciare il suo testamento religioso: “Non si è cristiani per tradizione, bisogna rifuggire le tentazioni – le sue parole – infedeltà matrimoniale, aborto, eutanasia, ricerca sugli embrioni”.

Poi sulla sua situazione personale: “Cari fratelli e sorelle, come sapete ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Ho sentito quasi fisicamente, in questi giorni per me non facili, l’amore che mi portate. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa, il Signore ci guiderà”.

Poi con forza contro aborto, eutanasia, manipolazioni genetiche. “Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano sono tante, e toccano la vita personale e sociale – ha attaccato il Papa -. Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita”.