‘Lampedusa sia faro per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore”. Sono queste le parole con le quali Papa Francesco, questa mattina in visita a Lampedusa  per ricordare la strage di migranti, ha concluso la messa ringraziando i lampedusani sia per ”l’accoglienza” che per la ”tenerezza” verso gli immigrati.

Presente per il Pontefice un vero e proprio bagno di folla che lo ha atteso mentre, salpato da cala Pisana a bordo di una motovedetta della Capitaneria di Porto, ha lanciato la corona a largo, nei pressi della porta d’Europa. Un gesto simbolico, ma carico di significato: il Papa ha voluto ricordare quanti uomini hanno perso la vita in mare: circa 19mila dal 1988. A Punta Favarolo, nel porto nuovo di Lampedusa, Bergoglio ha quindi incontrato un piccolo gruppo di immigrati, in rappresentanza delle centinaia di persone che ogni giorno continuano ad arrivare sull’Isola.

Toccato terra Papa Francesco ha proseguito la visita percorrendo un lungo tragitto tra due ali di folla a bordo di una campagnola messa a disposizione di un lampedusano. Bergoglio si è fermato più volte per benedire e baciare i bambini lungo il tragitto. Prima di iniziare la celebrazione si è fermato in preghiera davanti alla Statua della Madonna di Porto Salvo, venerata dai lampedusani e protettrice dei pescatori e dell’Isola.

Successivamente Bergoglio ha celebrato la messa mettendo in scena un’omelia molto sentita: “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così suonava il titolo dei giornali quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta. Il mio pensiero è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza“. E allora “ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare – ha aggiunto – a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore“.

E ancora ha continuato: “Siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. La cultura del benessere che ci porta a pensare a noi stessi ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono illusioni del futile, del provvisorio, che portano alla globalizzazione dell’indifferenza. Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli o sorelle? Nessuno: tutti noi rispondiamo così. Chiediamo perdono per l’indifferenza, per chi si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno portato a situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore“.