La prima messa, l’omelia in italiano, il conto pagato di tasca propria nell’umile albergo dove aveva passato le notti scorse. Jorge Mario Bergoglio (foto by InfoPhoto) si dimostra sempre più uomo umile tra gli umici, parla a braccio e saluta gli studenti delle scuole: Papa Francesco, il papa di tutti. Per ora.

Ieri, intanto, per Bergoglio c’è stata la prima messa nella Cappella Sistina, dove ha aperto il rito della penitenza. Ha cominciato leggendo in latino le canoniche formule della sua prima liturgia da Pontefice, ma poi ha proseguito in italiano, lingua molto più adatta per la sua prima omelia: “Senza la confessione la Chiesa diventa una ong pietosa – le sue parole – camminare, edificare, confessare. Nelle tre letture che abbiamo ascoltato c’è in comune il “movimento”. La nostra vita è un cammino, e non va quando ci fermiamo. Dobbiamo camminare sempre, in presenza e alla luce del Signore cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo nella sua promessa”.

Intanto ecco un resoconto della prima giornata di Bergoglio da Papa Francesco: alle 8 del mattino era già a Santa Maria Maggiore, una delle principali basiliche della capitale, per ringraziare la Madonna assieme al prefetto della Casa Pontificia, monsignor George Gaenswein, e al vice prefetto della Casa Pontificia, Leonardo Sapienza. Poi il saluto ai tanti ragazzi del liceo classico Albertelli e alle persone alle finestre. Poi si è recato alla Casa del clero di via della Scrofa e ha pagato il conto. In serata, dopo la cena festosa per l’elezione, Papa Francesco ha deciso di tornare a Santa Marta senza l’auto di ordinanza dei Pontefici ma con il pullmino utilizzato dai cardinali. Un Papa di tutti, un Papa semplice: chissà che non possa essere etichettato anche come “buono”…