Era il 2 aprile del 2005 quando, alle 21:37, morì Papa Giovanni Paolo II. Al momento dell’annuncio ufficiale migliaia di persone si erano raccolte spontaneamente davanti alla Basilica di San Pietro dando vita a una veglia di preghiera che praticamente si svolse senza sosta fino al giorno del funerale, venerdì 8 aprile.

Karol Józef Wojtyla fu eletto papa il 16 ottobre 1978, il primo maggio 2011 è stato proclamato beato dal suo successore Benedetto XVI (nella storia della Chiesa non capitava da circa un millennio che un papa proclamasse beato il proprio immediato predecessore). Il 30 settembre 2013 viene comunicato che verrà proclamato santo il 27 aprile 2014, insieme al predecessore Giovanni XXIII. (CLICCA QUI PER SCOPRIRE LE MOTIVAZIONI)

Giovanni Paolo II appena salito al soglio pontificio intraprese una vigorosa azione politica e diplomatica contro il comunismo e l’oppressione politica, appoggiò movimenti come solidarnosc che di loro disse: “Solidarnosc ha aperto le porte alla libertà nei Paesi resi schiavi dal sistema totalitario! Ha abbattuto il Muro di Berlino e ha contribuito all’unità dell’Europa divisa dai tempi della seconda guerra mondiale. Mai dobbiamo cancellare questo dalla nostra memoria. Questo evento fa parte del nostro patrimonio nazionale”. Il pontefice polacco ha sempre negato di avere avuto lui, personalmente, un ruolo decisivo nella caduta del comunismo, ma ha sempre rivendicato il ruolo portante che in tale caduta hanno avuto il cristianesimo, Solidarnosc e la Polonia.

Il 13 maggio 1981, Papa Giovanni Paolo II subì un attentato da parte di Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco, che gli sparò due colpi di pistola in una piazza San Pietro gremita di gente. Due anni dopo, nel Natale del 1983, Giovanni Paolo II volle incontrare il suo attentatore in prigione e rivolgergli il suo perdono. I due parlarono da soli e gli argomenti della loro conversazione sono tuttora sconosciuti.

Il Wojtyla è considerato uno degli artefici del crollo dei sistemi controllati dall’ex Unione Sovietica. Combatté la Teologia della liberazione, papa Giovanni Paolo II disse a tal proposito che la “concezione di Cristo come politico, rivoluzionario, come il sovversivo di Nazaret, non si compagina con la catechesi della Chiesa”, e stigmatizzò il capitalismo sfrenato e il consumismo, considerati antitetici alla ricerca della giustizia sociale, causa d’ingiustificata sperequazione fra i popoli e lesivi della dignità dell’uomo. Wojtyla si oppose fermamente all’aborto e all’eutanasia, e confermò l’approccio tradizionale della Chiesa sulla sessualità umana, sul celibato dei preti, sul sacerdozio femminile.

Fu un grande sportivo, dalla sua adolescenza fino a quando la salute glielo consentì, tanto da essere soprannominato “l’atleta di Dio”. (foto by InfoPhoto)

Successivamente il parkinson e i problemi osteoarticolari lo immobilizzarono e lo resero prigioniero del suo corpo, questo non impedì al pontefice di terminare la sua missione e non nascose mai il suo corpo ormai debilitato.

Il cardinale Angelo Amato riassunse con queste parole il profilo biografico del futuro santo, in particolare “il suo servizio alla pace” citando la “mite fermezza” con la quale ha vissuto in “tempi di radicali trasformazioni, promuovendo con autenticità la dignità dell’uomo”.