Aumenta la pressione fiscale e il rapporto tra indebitamento netto e PIL, aumentano le entrate totali ma aumenta di più la spesa pubblica, resta fermo il potere d’acquisto delle famiglie italiane, calano profitti e investimenti per le aziende. Tra le poche, buone notizie: il rapporto deficit/PIL nel 2014 è cresciuto dello 0,1% rispetto all’anno passato, ma resta comunque in linea coi parametri richiesti da Bruxelles; e, ancora, grazie al calo dello spread è crollata la spesa per interessi passivi nel quarto trimestre del 2014, passando da 20,7 miliardi di euro a 19,7 miliardi (-4,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente). Questo, in breve, lo stato di salute dell’economia italiana emerso dal rapporto trimestrale ISTATche abbraccia l’intero anno 2014.

La pressione fiscale nel 2014, secondo l’Istituto di statistica, è stata pari al 43,5%, ovvero un decimo di punto percentuale superiore a quella registrata nel 2013. Nell’ultimo trimestre dell’anno passato, inoltre, la pressione fiscale è stata del 50,3%, anche in questo caso in aumento dello 0,1% rispetto all’ultimo trimestre del 2013. Peggiora anche l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in relazione alla produzione: 2,3%, +1,1% rispetto al quarto trimestre del 2013. Complessivamente, sottolinea l’ISTAT, il rapporto tra indebitamento netto e PIL sull’intero anno 2014 è salito al 3,0% rispetto al 2,9% del 2013. Aumenta la spesa pubblica (+0,8%) e aumentano, in proporzione minore, anche le entrate (+0,6%).

Perfettamente congelato, invece, il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Il reddito lordo è sì cresciuto dello 0,2%, ma la crescita contestuale dell’inflazione (+0,2%) ha di fatto neutralizzato gli effetti positivi, lasciando la possibilità di spesa degli italiani a fine 2014 esattamente al punto in cui si trovava a fine 2013. La spesa per i consumi finali (+0,5%) è cresciuta più del reddito lordo disponibile (+0,2%), facendo calare di tre decimi di punto la propensione al risparmio degli italiani: un segno in qualche modo positivo, perché evidenzia una lieve ripresa nel dinamismo del consumo.

Per quanto riguarda le imprese, l’ISTAT ha rilevato un calo nella quota di profitto del 2014: 40,6% rispetto al 41,4% dell’anno precedente. Segno meno anche per quanto riguarda gli investimenti fissi lordi, che si sono contratti del 2,5%, e per il tasso di investimento, passato dai 20,3% del 2013 al 19,8% del 2014 (-0,5%).