Festa dei sindacati e soprattutto dei lavoratori, la celebrazione del primo maggio ha origini molto antiche. A idearla fu il congresso della Seconda Internazionale, riunito nel luglio 1889 a Parigi, per chiedere la giornata lavorativa di otto ore per tutti. A ispirare la data furono i  gravi fatti accaduti  a Chicago tre anni prima, quando una manifestazione operaia fu repressa nel sangue. Una data che era già stata scelta come simbolo delle lotte dei lavoratori negli Stati Uniti, dove di una celebrazione annuale si parlava addirittura dal 1882. La festività del primo maggio arrivò anche in Italia, appena due anni dopo. Fu soppressa durante il Ventennio fascista ma ripristinata subito dopo la fine della guerra, nel 1945.

Da allora, la festa dei lavoratori è sempre stata celebrata, con cortei e il tradizionale Concertone romano. E lo è anche oggi, in tempi in cui di lavoro, in giro, ce n’è ben poco. “Purtroppo, oggi, c’è da pensare anche al lavoro che non c’è, al lavoro cercato inutilmente, al lavoro a rischio e precario. Abbiamo il dovere politico e morale di concentrarci su questi problemi” ha scritto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio indirizzato ai sindacati in occasione delle celebrazioni. E chi ce l’ha se lo deve tenere stretto accettando, come succederà per molti oggi, di lavorare proprio nel giorno della Festa del lavoro.

E’ polemica in molte città, infatti, per le aperture festive di negozi e centri commerciali, come previsto dal decreto “Salva Italia” (foto by Infophoto). Una liberalizzazione che non piace alle associazioni di esercenti e ai sindacati ma che invece sembra piacere a molti esercizi commerciali. In tempi di magra, si sa, anche una giornata in più di incassi può servire, tanto più se le previsioni meteo consigliano a molti di rinunciare alle gite fuori porta. In Campania molte saracinesche resteranno alzate solo mezza giornata, a Milano si parla di un negozio aperto su tre, in Veneto saranno in maggioranza, a Rimini negozi aperti e iper chiusi, mentre in qualche città commessi e commesse hanno minacciato scioperi che difficilmente si faranno. Una situazione che non fa altro che alzare la tensione in un momento in cui, con la disoccupazione a livelli da record, non ce n’è proprio bisogno.