Il 30 luglio ci sarà la sentenza sul Processo Mediaset e Silvio Berlusconi, in quella giornata, saprà quale sarà il suo destino giudiziario legato ad una delle cause più impegnative del suo impero imprenditoriale. Una velocità incredibile, quella dei giudici, anche se di norma i tribunali fissano sempre le sentenze a ridosso delle festività. Ma lui, Silvio Berlusconi, non ci sta: “È stata la procura di Milano a dettare la decisione della Cassazione – sostiene - ma sul governo non ci saranno conseguenze”.

Un ritornello al quale, però, nessuno crede fermamente. Nemmeno i suoi stessi sostenitori politici, pronti a tutto per sostenerlo. Anche a far cadere l’Esecutivo, con dimissioni di massa dal Parlamento che farebbero partire la crisi di governo. Anche perché la sua eventuale condanna porterebbe il Senato a dichiararlo decaduto e la sentenza lo renderebbe ineleggibile.

Ma se fine del governo dovesse arrivare a breve, ci si potrebbe recare alle urne nella finestra elettorale di metà ottobre. I calcoli sono stati fatti ieri a palazzo Grazioli, davanti a un Berlusconi a cui l’avvocato Coppi ha imposto il silenzio. Intanto stamattina il Pdl si riunirà per decidere come appoggiare il proprio leader, forzatamente silenzioso.