E ora? Se lo domandano tutti. Quali saranno le conseguenze della sentenza definitiva di condanna a 4 anni nei confronti di Silvio Berlusconi, confermata il 1° agosto dalla Cassazione?

E’ necessario distinguere le ricadute personali da quelle politiche, sebbene siano logicamente molto intrecciate. Anche se Berlusconi è un senatore, non è necessario un intervento del Parlamento per rendere esecutiva la condanna. La Costituzione dice chiaramente, all’articolo 68, che “Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza“.

Quindi l’ex presidente del Consiglio dovrà scontare la sua condanna. Tre dei quattro anni vengono condonati dall’ultimo indulto. Per l’anno che resta, la legge consente, riguardo a reati e durate simili, ai condannati che abbiano superato i 70 anni di poter trascorrere la pena agli arresti domiciliari o in affidamento ai servizi sociali; il condannato ha 30 giorni di tempo per scegliere. Questo termine parte dal momento in cui la Procura notificherà al condannato la sentenza. Poiché ci si trova in periodo estivo, questo dovrebbe avvenire dopo il 15 settembre. La scelta di Berlusconi dovrebbe cadere quindi intorno al 16 ottobre.

Berlusconi (foto by InfoPhoto) ha più volte fatto sapere che non ricorrerebbe mai alla seconda ipotesi. Tuttavia l’affidamento consente una maggiore libertà di movimento rispetto ai domiciliari; resta comunque al Tribunale di sorveglianza la facoltà di accogliere o respingere questa specifica richiesta. A proposito della libertà di movimento, molto presto la Questura dovrà chiedere a Berlusconi di restituire il passaporto ordinario e quello diplomatico.

Il Senato dovrà però pronunciarsi per far decadere la carica parlamentare di Berlusconi. E’ materia di legge ordinaria, come stabilisce la Costituzione all’articolo 65. Nello specifico, il decreto legislativo varato dal governo Monti il 31 dicembre 2012, sull’incandidabilità. Questa legge stabilisce che non può candidarsi né far parte del Parlameno, per almeno 6 anni, chi ha subito condanne definitive superiori ai 2 anni per reati che prevedono pene massime non inferiori ai 4 anni. E’ il caso di Berlusconi.

Tuttavia il decreto Monti dice anche che, se la condanna arriva mentre il soggetto è parlamentare, la sua Camera deve deliberare ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione. Cioè: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità“. Insomma, sarà il Senato a dover decidere, votando, se Berlusconi dovrà decadere dalla sua carica. Un Senato in cui la larga maggioranza dei seggi appartiene ai suoi avversari.

Anche scegliendo le misure alternative al carcere, Berlusconi dovrà ottenere l’autorizzazione dal Tribunale di sorveglianza per ogni tipo di eventuale movimento. Ovviamente, fino a che il Senato non voterà la sua decadenza dalla carica, Berlusconi avrà sempre il diritto di recarsi alle sedute parlamentari.

Tutto questo accade senza includere la questione dell’interdizione dai pubblici uffici. La Cassazione ha annullato la condanna a 5 anni di astensione da tale diritto politico, ordinando un nuovo procedimento, limitato a tale aspetto, in una sezione della Corte d’appello di Milano diversa da quella che aveva emesso la prima sentenza. E’ quasi certo che verrà formulata una nuova condanna, davanti alla quale sarà possibile ricorrere in Cassazione. Serviranno quindi diversi mesi. La legge prevede che, per un reato come la frode fiscale, la pena accessoria dell’interdizione vada da 1 a 3 anni.