Adesso Totò Riina parla. Non è diventato collaboratore di giustizia ma, il 31 maggio, durante il trasferimento dalla sua cella nel carcere di Opera alla saletta per la videoconferenza nell’udienza di Palermo sul processo legato alla cosiddetta trattativa Stato-mafia, il boss ultraottantenne ha detto alcune parole agli agenti di custodia che supervisionavano il collegamento; queste hanno inviato una relazione alla Procura e oggi i due agenti sono stati sentiti nel corso dell’udienza, in cui hanno confermato il contenuto di quella relazione.

Io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me“; e poi, “Io glielo dicevo sempre a Binu (Bernardo Provenzano, ndr) di non mettersi con Ciancimino“, riferendosi all’ex sindaco di Palermo. Aggiunge: “A me mi ha fatto arrestare Provenzano e Ciancimino, non come dicono i carabinieri“. Ma non è tutto. Parlando di Giovanni Brusca: “Non ha fatto tutto da solo, c’è la mano dei servizi segreti. La stessa cosa vale anche per l’agenda rossa. Ha visto cosa hanno fatto? Perché non vanno da quello che aveva in mano la borsa e si fanno consegnare l’agenda. In via D’Amelio c’erano i servizi” (foto by InfoPhoto).

Ce n’è anche per Giulio Andreotti e la storia del famoso bacio. Alla domanda della guardia se lui avesse mai compiuto quel gesto, Riina risponde: “Appuntato, lei mi vede che possa baciare Andreotti? Le posso dire che era un galantuomo e che io sono stato dell’area andreottiana da sempre“.

Riina è stato arrestato nel gennaio del 1993. Queste parole potrebbero anche essere interpretate come una conferma dell’esistenza di una trattativa fra le istituzioni e le cosche per porre termine alle stragi di quegli anni. I magistrati non hanno per il momento deciso d’interrogare Riina in merito a queste ultime dichiarazioni.