I rapporti economici continuano a fotografare un Italia in piena crisi: i dati sull’inattività e sull’occupazione tra i peggiori d’Europa. Lo dice il rapporto dell’Istat ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, una produzione di indicatori riguardanti aspetti economici, sociali, demografici e ambientali che permetteno di collocare l’Italia nel contesto europeo e individuare le differenze regionali.

Nel 2011 risulta a lavoro solo il 61,2% delle popolazione tra i 20 e i 64 anni, peggio di noi fanno solo l’Ungheria e la Grecia. Ancor più critico il tasso d’inattività (che misura chi non ha un posto né lo cerca) che tocca il 37,8% della popolazione, secondo solo a quello di Malta. Se il tema del lavoro – cavallo di battaglia della campagna di Bersani (foto by InfoPhoto) – preoccupa, sono ben 8,2 milioni gli italiani ad andare avanti in una situazione di povertà relativa la cui soglia scatta, per un nucleo di due componenti, quando la spesa media mensile per persona è al di sotto dei 1.011 euro mensili. Il 3,4 % vive in condizioni di povertà assoluta. Preoccupano anche le disuguaglianze: già nel 2010 quasi sei famiglie su dieci presentavano un reddito netto inferiore a quello medio annuo.

Il presidente dell’Istat Enrico Giovannini racconta di un Paese “complesso, eterogeneo”, alle prese con “difficoltà economico-sociali, ma fatto di tanti aspetti diversi che vanno oltre il Pil e la disoccupazione”. Parlando dei lati positivi Giovannini afferma che passi avanti sono stati fatti nella tutela del territorio e nel ricorso all’energia rinnovabile. I complimenti arrivano per “la generazione Erasmus”, fatta di giovani con tanta voglia di partecipare. Non mancano le preoccupazioni, come l’alto tasso di abbandono scolastico e la crescita della criminalità: aumentano nel 2011 gli omicidi, eccetto quelli di mafia, le rapine e i furti. Una crescita in cui zampino della crisi, che spingerebbe al rialzo i reati contro il patrimonio.

LINK UTILI

Rapporto Ilo 2013: preoccupano giovani e scoraggiati