Per rilanciare la produttività e l’occupazione, Milano punta sui giovani e lo sviluppo tecnologico ad alto livello, in diversi comparti industriali, ponendosi, ancora una volta, all’avanguardia nella sperimentazione, come traino alla rinascita nazionale con progetti innovativi che diano spazio al talento, alla creatività e alla ricerca.

Speed Mi Up (www.speedmiup.it) è il progetto varato da Università Bocconi, Camera di Commercio e Comune di Milano. Si tratta di un incubatore diviso in 4 spazi riqualificati messi a disposizione dal Comune, a cui avranno accesso per un massimo di 2 anni, 20 start up e 40 professionisti. Verranno proposti 2 bandi di concorso all’anno, per un totale di 10 start up e 20 professionisti.

Il primo è partito il 29 gennaio e si concluderà il 29 marzo. Possono partecipare imprenditori laureati che aprano una società o una ditta individuale entro 3 mesi, a Milano o provincia; imprese iscritte al Registro da meno di 18 mesi e che abbiano una prospettiva internazionale; lavoratori autonomi con partita iva, under 35, che si muovono nell’ambito della comunicazione o dei servizi alle imprese a Milano e provincia. I partecipanti al concorso possono essere di qualsiasi nazionalità. Requisito fondamentale: avere una buona idea.

Ai candidati selezionati, verrà offerta una formazione su misura, un advisory board con esperti del settore, sistema ERP, segreteria virtuale, supporto per finanziamenti agevolati, servizi di ricerca scientifica, di innovazione e internazionalizzazione, supporto allo sviluppo da parte dei centri di ricerca Bocconi. L’intento è quello di consentire “alle nuove imprese di svilupparsi, crescere e creare occupazione”, come dichiara Bruno Pavesi, consigliere delegato della prestigiosa università meneghina. In questo modo Milano punta sulle capacità creative e innovative di fare impresa.

Non c’è innovazione senza tecnologia. E la Lombardia, con 32.754 aziende high tech, il 21,8% del totale nazionale, si guadagna il primo posto, in Italia. Sono 84, infatti, le tipologie tecnologiche che avranno un forte sviluppo nei prossimi 5 anni, in 8 settori industriali diversi, atte a migliorare la competitività. Milano guida la classifica con una concentrazione di aziende pari al 49,2%, seguono Brescia, 11% e Bergamo, 8,8%. Il comparto più gettonato è quello dei prodotti chimici, 32,7%; architettura e ingegneria, 22,3%; informatica, 21,9%; telecomunicazioni, 18,2%; commercio online, 15,4%.

Con tutto questo profluvio di percentuali, idee, incubatori e incentivi, ce la farà l’Italia o, almeno, una parte di essa, a ripartire? O resteranno belle proposte al vento come i palloncini gialli fatti volare, per protesta, da Rete Imprese?