In Italia anche i defunti non riescono più a riposare in pace: un’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Pesaro e durata ben due anni è riuscita finalmente a sgominare una banda di necrofori delinquenti finiti agli arresti domiciliari.

Trattasi di cinque uomini che all’epoca dei fatti erano in servizio presso l’obitorio dell’Ospedale “San Salvatore” di Pesaro. Stando alle accuse, i cinque (tra loro vi era anche una donna), oltre a vestire i defunti con abiti pagati profumatamente (le quote si aggiravano solitamente intorno ai 500 euro) per il funerale, incameravano le somme che avrebbero dovuto versare all’azienda sanitaria.

Le pompe funebri, poi, pensavano a ricompensare i necrofori con somme comprese fra i 100 e i 500 euro, tanto che a fine mese i cinque potevano contare su mance extra fino a 10mila euro. Nelle abitazioni degli arrestati, i finanzieri hanno scovato un vero e proprio magazzino di abiti, scarpe, cravatte e oggetti religiosi per la vestizione dei defunti. Completi maschili, abiti da donna, crocifissi e rosari venduti a prezzi superiori al reale valore della merce, approfittando del disorientamento e del dolore dei familiari, a volte colti impreparati dalla scomparsa repentina dei loro cari.

Ma non è tutto:  alcuni di loro sezionavano le salme senza autorizzazione, asportando presidi sanitari come i pacemaker, e praticando iniezioni di formalina per “abbellire” i cadaveri. Sotto inchiesta anche due operatori cimiteriali, sottoposti ad obbligo di dimora, che pilotavano i casi di riesumazione delle salme in cambio di denaro versato da imprese compiacenti. I due sono dipendenti dell’Aspes, la multiutility cittadina.