Mentre Silvio Berlusconi festeggia l’assoluzione della Corte di Cassazione dalle accuse di concussione per costrizione e prostituzione minorile nell’ambito del processo Ruby, l’Avvenire pubblica una dura presa di posizione contro l’ex Premier. E a giudicare dai toni, la nuova discesa in campo di Berlusconi non avrà la benedizione degli ambienti ecclesiastici.

Il direttore del quotidiano cattolico, Marco Tarquinio, in un’editoriale risponde alle perplessità dei suoi elettori sulla sentenza, sottolineando che l’assoluzione di Berlusconi non cancella il rilievo morale del caso Ruby.

Quest’assoluzione dell’ex-Cavaliere, scrive Tarquinio, fa riflettere sulle modalità con cui è stato imbastito un processo accompagnato da grandi clamori (anche internazionali) e che ha avuto conseguenze serissime. Ma anche solo per il fatto che un simile processo sia stato possibile, è evidente che un’assoluzione con le motivazioni sinora conosciute non coincide con un diploma di benemerenza politica e di approvazione morale.

Tarquinio spiega che per Berlusconi non può esserci assoluzione morale perché la sua condotta non è stata decorosa e consona al suo ruolo istituzionale:

L’ho pensato e scritto all’indomani della sentenza d’appello, continuo a pensarlo e torno a scriverlo oggi dopo la parola finale detta dai giudici di Piazza Cavour: il dovere sancito dall’articolo 54 della Costituzione repubblicana è di adempiere con disciplina e onore a ogni pubblico ufficio e tanto più al massimo ruolo di governo.

Il direttore dell’Avvenire ha commentato anche le lettere arrivate alla redazione del giornale, molte condite da risate, sottolineando che c’è ben poco da ridere. Durissimo anche il commento di Marco Travaglio. Il neodirettore de Il fatto quotidiano si è concentrato sull’aspetto giudiziario del caso, tralasciando le implicazioni morali e spiegando che l’assoluzione di Berlusconi è frutto di un trucco:

Berlusconi deve accendere un cero a Santa Paola Severino. Il Cavaliere sarebbe stato condannato se il reato di concussione non fosse stato spacchettato in due: la costrizione e l’induzione. L’Italia è un Paese stravagante perché è considerato più grave che il premier andasse con minorenni che non che fosse un frodatore fiscale incallito e impenitente.