Lo scandalo Datagate assume sempre dimensioni più grandi ed inquietanti: come in un vero e proprio thriller, aumentano le informazioni personali che, secondo il New York Times, non solo l’archivio dell’FBI, ma ora anche numerose agenzie di polizia custodiscono nei loro archivi.

Americani sospettati di attività criminali o sovversive, ma anche innocenti vittime di reati, non solo quindi spiati su telefono e web, ma inseriti anche in un database che ne conserva il loro codice genetico. “Una tendenza – scrive il Times – che suscita non poca preoccupazione in un momento in cui in America si discute tanto di privacy violata“, sottolineando poi come spesso questa pratica di raccolta del Dna non riguardi solo pregiudicati o persone arrestate e accusate di crimini, ma anche molte persone innocenti vittime di reati, le cui informazioni genetiche sono comunque archiviate. “Spesso, – denuncia ancora il quotidiano – il Dna viene fornito da alcuni imputati nell’ambito di un patteggiamento della pena o in cambio di uno sconto sul fronte dei capi di accusa e della condanna”.

Di rimando il Direttore dell’FBI Robert Mueller (foto by InfoPhoto) sottolinea come le azioni di custodia delle informazioni personali di detenuti e non sia avvenuto secondo il rispetto della legge, ribadendo che mai nessun americano è stato mai spiato né al telefono il quanto la loro “attività di sorveglianza – ha spiegato – riguarda i numeri chiamati e gli orari e la lunghezza delle telefonate, ma mai nessun tipo di contenuti. Attività, peraltro, che si è dimostrata fondamentale per catturare tanti terroristi”.

Mueller ha tenuto poi a precisare come sull’azione della talpa della NSA, Edward Snowden, l’FBI abbia deciso di procedere con una denuncia di tipo per penale per aver messo in pericolo, con la sua fuga di informazioni, la sicurezza e l’incolumità di tutta l’America.