Ieri in Cina e nella vicina Hong Kong si celebrava il ministro Qu Yuan nella festa di Dragon Boat. Aveva deciso di denunciare la corruzione del potere, già duemila anni fa, ma decidette di suicidarsi perchè inascoltato. Ieri Edward Snowden, la ‘talpa del Datagate’, era a Hong Kong e ha ripreso a parlare per rivelare la prova madre della corruzione del governo degli Stati Uniti: il sistema di intercettazione di dati telefonici e telematici architettato dalla NSA. Ma non ha la minima intenzione di togliersi la vita: per lui è molto più importante che tutti sappiano la verità.

In un intervista esclusiva al South China Morning Post, Snowden ha rivelato nuovi esplosivi dettagli sull’Intelligence Usa e sui passi che ha intrapreso dopo aver rivelato la sua identità: “Non sono né un traditore, né un eroe, sono un americano - ha detto al più antico quotidiano in lingua inglese dell’ex colonia britannica -. Coloro che pensano che ho fatto un errore a scegliere di venire ad Hong Kong equivocano le mie intenzioni. Non sono qui per nascondermi dalla giustizia, ma per rivelare crimini”. Il giornale non ha ancora pubblicato l’intero testo dell’intervista e non precisa a quando questa risalga. Un accordo probabilmente fatto con lo stesso Snowden che ha fatto perdere le proprie tracce.

“Noi compivamo azioni di hackeraggio sulle strutture portanti dei network che ci davano accesso alle comunicazioni di centinaia di migliaia di computer senza dover entrare in ogni singola macchina”. Oltre 61mila operazioni di hackeraggio in tutto il mondo, con centinaia di obiettivi in Cina ed Hong Kong: “La scorsa settimana il governo americano operava felicemente nell’ombra senza il rispetto del consenso dei suoi governativi, ma ora non più ad ogni livello la società sta chiedendo trasparenza e controllo. Voglio dimostrare l’ipocrisia del governo americano quando sostiene che non prende di mira infrastrutture civili, a differenza dei suoi avversari”.

Secondo i documenti mostrati – che il giornale definisce “non verificati” – gli hacker federali avrebbero preso di mira reti delle università cinesi, dei pubblici ufficiali e di uomini d’affari. La paura c’è: “Non mi sentirò mai al sicuro. Dire la verità contro il potere non è mai una cosa priva di rischi ma sono felice di vedere l’opinione pubblica globale protestare contro queste violazioni sistematiche della privacy. Mi affido unicamente alla mia preparazione e alla speranza che i governi del mondo si rifiuteranno di subire il bullismo degli Usa che vuole far perseguire persone che chiedono rifugio politico”.

Il generale Keith Alexander, capo della NSA, ha testimoniato al Senato sostenendo che i controlli sui tabulati telefonici hanno permesso di sventare decine di attentati terroristici. “Non ho questi dati oggi – ha detto rispondendo ad una domanda di un senatore - ma è nostra intenzione dare questi dati la prossima settimana”. Un’attività, quella della Nsa, che secondo il numero uno dell’agenzia di intelligence sarebbe autorizzata in toto dal Patriot Act. A Snowden si è rivolto il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che gli ha consigliato di “valutare la proposta russa di dargli asilo o di cercare una proposta simile in Sudamerica perchè è in una situazione difficile a Hong Kong” lasciando intendere che la Cina potrebbe accettare di estradarlo negli Stati Uniti nel caso in cui Washington ne faccia richiesta. Sabato ci sarà una manifestazione a sostegno di Snowden. Secondo Yang Kuang, noto attivista di Hong Kong che ha parlato con il Washington Post, il 30enne americano è “un uomo coraggioso, le autorità non possono usare la scusa dell’anti-terrorismo per invadere la privacy delle persone. Spero che sempre più persone si schierino contro queste pratiche”.