Il vertice del Consiglio europeo degli ultimi due giorni avrebbe dovuto trovare un accordo sull’evoluzione dell’infrastruttura digitale nel continente; una linea comune sul problema scottante dell’immigrazione. Invece sono esplose le polemiche sul sistematico spionaggio americano verso gli ambienti politici europei, secondo quanto affermano in sincrono il quotidiano inglese The Guardian e il giornalista americano Gleen Greenwald, il quale custodisce i documenti di fonte Nsa trafugati dall’ex analista Cia Edward Snowden. Lo scandalo Datagate, insomma.

Protagonisti di un nuovo asse anti-yankee sono Germania e Francia, i due paesi verso cui le rivelazioni Datagate sono più recenti. Angela Merkel e François Hollande, assecondati dal presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, hanno trascorso gran parte della riunione notturna tra 24 e 25 ottobre a Bruxelles cercando di convincere le altre nazioni a bloccare il negoziato sull’area di libero scambio atlantica Ue-Usa, come ritorsione. La Merkel tuona: “La fiducia tra alleati è stata profondamente scossa e deve essere ricostruita. La nostra partnership deve cambiare e cambierà radicalmente“.

E David Cameron, il premier britannico, principale alleato degli americani, si è opposto con forza. Gli inglesi sono accusati dalle fonti Datagate di essere parte attiva dello spionaggio statunitense verso gli alleati.

L’Italia, rappresentata dal presidente del Consiglio Enrico Letta, si accoda sostanzialmente ai franco-tedeschi, pur usando parole democristianamente dolci: “La posizione europea è netta e forte: richiedere informazioni e andare da qui alle prossime settimane a un chiarimento, una cooperazione con gli Stati Uniti per capire che cosa è successo e evitare che possa risuccedere“.

Sembra che cadano tutti dalle nuvole. Gli stati si spiano fin da quando la civiltà è nata, alleati o meno. La funzione primaria dei servizi d’intelligence in tutto il mondo, al di là dell’ipocrisia politicamente corretta, è proprio quella di raccogliere informazioni sui governi delle altre nazioni, per poterne comprendere le posizioni politiche reali e trarne vantaggi nella propria azione governativa. A meno di non credere che viviamo in un idilliaco mondo di pace e amicizia.

Altro è invece il monitoraggio in massa delle comunicazioni di privati cittadini per funzioni che vanno oltre l’anti-terrorismo. Ma non appare questa preoccupazione negli strilli di questi giorni da parte dei leader europei.

Anche se formalmente si dice di volere un accordo con gli americani per arrivare ad “un codice comune di buona condotta nello spionaggio” , come hanno dichiarato congiuntamente Merkel e Hollande (foto by InfoPhoto) , quella che emerge è invece la solita Europa: un ammasso di nazioni separate che non vogliono ragionare come entità unica. La ritorsione sul libero scambio Ue-Usa è semplicemente indice del tempismo di Germania e Francia nello sfruttare un momento di debolezza politica degli Stati Uniti di Barack Obama per ottenere concessioni che le avvantaggino singolarmente. Il libero scambio va bene solo se le regole danneggiano l’altra parte.

E l’agenda digitale? Può aspettare. L’immigrazione fuori controllo nel Mediterraneo? Un problema dell’Italia.