E’ un ex tecnico della Cia la “talpa” della più grande fuga di notizie sull’Intelligence Usa, il programma di controllo dati più grande della storia americana.

A rivelarlo il Guardian: il giovane 29enne si chiama Edward Snowden e oggi, a quanto riferito dal Guardian e dal New York Times, lavora in un contractor privato del settore difesa, la Booz Allen Hamilton.

Era stato proprio il Guardian ad annunciare che i servizi di sicurezza americani controllavano telefonate, comunicazioni via internet, utilizzando i dati di grandi compagnie come Verizon, Google e Facebook.

Edward Snowden, la talpa che ha rivelato il programma Prism, nei contatti con il Washington Post scelse il nome in codice “Verax“, “chi dice la verita”, in latino. Lo scrive Barton Gellman, premio Pulitzer e autore dei numerosi scoop sulla base delle soffiate del giovane informatico delle Hawaii. Verax fu lo stesso pseudonimo di Clement Walker, un politico che contestò il parlamento inglese del 17esimo secolo, e che per quelle critiche mori’ rinchiuso nella Torre di Londra.

“Non ho avuto nessuna intenzione di nascondere la mia identità perché so che non ho fatto nulla di male” dichiara Edward Snowden e aggiunge:  “Non voglio vivere in una società che fa questo tipo di cose”.

“la Nsa ha costruito un’infrastruttura che consente di intercettare quasi tutto. Con queste capacità, la grande maggioranza delle comunicazioni umane sono automaticamente assorbite (dal sistema) senza alcun filtro. Se voglio leggere le vostre email o ascoltare il telefono di vostra moglie, tutto quello che debbo fare e intercettarvi. Posso entrare nelle vostre email, avere le vostre password, i dati telefonici o delle vostre carte di credito”.

Snowden si trova in una camera d’albergo di Hong Kong. “Ho scelto questo Paese perché ha un forte impegno a favore della libertà di parola e a tutela del dissenso politico” e perché lui stesso crede che sia uno dei pochi luoghi al mondo che potrebbe e dovrebbe resistere ai dettami del governo americano.

Edward Snowden, la talpa del Datagate, spera di ottenere asilo politico in qualche paese del mondo con l’Islanda, prima tra tutte.

“Non ho paura perché questa è esattamente la scelta che ho fatto”,  l’unico momento in cui Edward si è emozionato nel corso dell’intervista, è stato quando ha parlato della sua famiglia: “l’unica cosa di cui ho veramente paura e aver fatto male ai miei familiari, di cui molti lavorano per il governo, ora che non mi possono più aiutare. Questa, ha detto con le lacrime agli occhi, è una cosa che non mi fa dormire la notte”.

Edward Snowden, la talpa del Guardian, ha raccolto e copiato il materiale, poi diffuso sui media, 20 giorni fa dal suo ufficio della Nsa alle Hawaii. Quindi ha avvertito il suo capo e alla sua ragazza che sarebbe stato fuori per un paio di settimane per ricevere una cura contro l’epilessia, di cui soffriva da tempo.

la Nsa da quando lui è partito, ha già fatto visita due volte alla sua casa alle Hawaii, non spiegandosi l’assenza al lavoro, ma senza sospettare che avesse un nesso con la fuga di notizie.

il 20 maggio si è imbarcato su un volo per Hong Kong, dove è rimasto sino a ora, lo racconta in prima persona sul sito del Guardian: “Da tre settimane sono rinchiuso in albergo. Ho cambiato stanza tre volte per paura di essere spiato. Mi sono messo una grande cappuccio rosso in testa quando entravo con la mia password nel mio computer per non essere intercettato da qualsiasi telecamera interna alla rete”.

Edward Snowden  accusa la Nsa di “mentire abitualmente al Congresso” sulla reale portata delle intercettazioni in America e racconta che “si raccolgono più dati sugli americani che sui russi”.

L’ex tecnico Cia ritiene ipocrita l’accusa rivolta alla Cina dall’amministrazione Obama sugli attacchi degli hacker di Pechino: “Noi effettuiamo attacchi informatici contro tutti e ovunque. Ci piace pensare di poterci distinguere da loro (i cinesi). Ma siamo (attivi) quasi in ogni Paese del mondo anche se non siamo in guerra con loro”.

Essere paragonato a personaggi come Bradley Manning, la talpa dietro allo scandalo Wikileaks che è a processo e rischia fino a 150 anni di carcere, non lo spaventa: “Capisco che mi faranno soffrire per queste azioni, ma sarò soddisfatto se la federazione di leggi segrete, di grazie inique e di irresistibili poteri esecutivi che regola il mondo che io amo sarà rivelata anche solo per un istante”.