Un nuovo capitolo del Datagate, il sistema di intercettazione di dati telefonici e telematici della National Security Agency (NSA), è andato in scena ieri con l’audizione al Congresso del numero uno dell’agenzia USA.

Dopo lo stesso presidente statunitense, Barack Obama, che difendendo i programmi dell’intelligence americana ha affermato: “Se siete americani, la Nsa non può ascoltare le vostre telefonate e prendere di mira le vostre email…e non lo ha fatto”, è stato il generale Keith Alexander, a capo della NSA, ad essere ancora più chiaro. Parlando alla Commissione intelligence del Congresso ha difeso il programma  svelando che grazie ad esso si sono stati potuti sventare oltre 50 complotti terroristici contro gli Stati Uniti. Obiettivi nel territorio USA che sono stati identificati, tra gli altri, come la metropolitana di New York e il new York Stock Exchange, se de della borsa di NY.

L’attentato evitato alla borsa di New York è stato confermato anche dal vicedirettore dell’FbiSean Joyce, che ha a sua volta rivelato un’altro episodio. Nel 2007, grazie a un’intercettazione telefonica della Nsa, è stato identificato e arrestato un finanziatore del terrorismo negli Stati Uniti. L’uomo stava chiamando un gruppo terrorista oltreoceano. Alla domanda se il Paese chiamato fosse la Somalia, Joyce ha annuito, aggiungendo subito dopo che le attività americane di controterrorismo in Somalia sono coperte da segreto.

Il generale ha giustificato le azioni dell’agenzia in chiave antiterrorismo e ha sottolineato che i documenti riservati contenenti i dettagli di tutti i complotti sventati saranno consegnati al Congresso. Sono 50 attentati sventati con i programmi di sorveglianza, dei telefoni e del web, e hanno riguardato più di 20 Paesi.

Inoltre è stato comunicato che i dati nelle registrazioni delle indagini per sventare trame terroristiche “devono essere distrutte cinque anni dopo la loro acquisizione”.

La NSA ha anche fatto riferimento al “traditoreEdward Snowden, la talpa che ha reso noto, dando lo scoop al giornale inglese The Guardian, le operazioni del progetto Prism affermando che le sue azioni hanno provocato “danni irreversibili” e “aiutato i nemici del Paese”.

Snowden è irreperibile da lunedì. L’ex informatico Cia è tornato a farsi sentire con un’intervista al South China Morning Post, dove ha parlato della sua scelta di fuggire a Hong Kong e rivelare i dettagli del programma di sorveglianza dell’intelligence statunitense: “Non sono qui per nascondermi dalla giustizia, ma per rivelare i crimini e l’ipocrisia del governo Usa”, negando inoltre di essere manovrato dalla Cina, che ha fatto sapere tramite il giornale Global Times: “Estradare Edward Snowden negli Stati Uniti significherebbe tradire la sua fiducia e perdere la faccia”