Sembrava dovesse esserci oggi un incontro fra i manifestanti e il vicepremier Bulent Arinc; i primi avrebbero chiesto di rimuovere i dirigenti della polizia responsabili della repressione violenta; ma il secondo ha annullato l’incontro, nonostante il giorno prima avesse chiesto scusa per la durezza nella reazione, accusando i gruppi protestatari di alimentare la violenza. Nel frattempo la polizia ha arrestato 24 persone con l’accusa di aver pubblicato via Twitter messaggi di sostegno alle manifestazioni, e altre 14 sono ricercate. Questo dopo che il premier Erdogan aveva definito i social network la peggiore minaccia per la nostra società.

Gli scontri in Turchia non sembrano attenuarsi. Dal momento in cui, sei giorni fa, è scoppiata la rivolta contro i metodi repressivi di Erdogan,  feriti hanno superato i 4.000. I morti sono diventati tre. Nella notte le forze dell’ordine hanno usato lacrimogeni e idranti a Istanbul e Ankara per fermare i manifestanti che cercavano di dirigersi verso gli uffici che Erdogan ha nelle due città (foto by InfoPhoto).

Oggi uno sciopero è stato proclamato da due importanti federazioni sindacali e da due ordini professionali. Membri di Anonymous hanno annunciato di aver violato i sistemi di sicurezza del governo e di aver ottenuto materiale confidenziale dall’ufficio di Erdogan.

Qui sotto un video sugli ultimi scontri.