Giorgio Napolitano si mette idealmente in mezzo tra la magistratura e il Pdl, cercando di calmare le acque dopo la protesta dei parlamentari del centrodestra, lunedì al Tribunale di Milano, contro quella che definiscono una vera e propria “persecuzione giudiziaria” contro Silvio Berlusconi, ancora ricoverato al San Raffaele per le complicazioni di una uveite, che lo ha tenuto lontano dall’aula del processo Ruby. Pur in scadenza di mandato, il presidente delle Repubblica (foto by Infophoto) continua a essere protagonista in un momento così delicato per la storia politica del Paese.

A fornire l’occasione è stato un incontro prima con i vertici del Pdl e poi del Csm, ieri al Quirinale. In serata, la nota del Capo dello Stato che ha lanciato l’ennesimo appello al “rispetto reciproco tra politica e giustizia” per evitare “tensioni destabilizzanti”. Napolitano ha mostrato comprensione nei confronti del malumore del partito del Cavaliere per i processi che lo vedono protagonista e che hanno spinto molti dei politici del centrodestra a parlare di un  tentativo di eliminazione del loro leader dalla scena politica per via giudiziaria. Per il presidente della Repubblica, è “comprensibile” la preoccupazione di veder garantito il diritto di Silvio Berlusconi a “partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento, che si proietterà fino alla seconda metà del prossimo mese di aprile».

Ma Napolitano non si schiera. Perché, se da un lato riconosce come giuste le preoccupazioni della politica, dall’altro definisce come “aberrante” l’ipotesi “di manovre tendenti a mettere fuori gioco per via giudiziaria – come con inammissibile sospetto si tende ad affermare – uno dei protagonisti del confronto democratico e parlamentare nazionale”. Il “severo controllo della legalità”, rilancia ancora il Presidente, è “un imperativo assoluto per la salute della Repubblica da cui nessuno può considerarsi esonerato in virtù dell’investitura popolare ricevuta”.