Scontro tra Matteo Salvini e il Premier Conte sulla vicenda che vede coinvolto il sottosegretario ai Trasporti Siri, indagato per corruzione. “Si deve dimettere” ha detto, senza mezzi termini, il Presidente del Consiglio che chiederà la revoca del suo incarico al prossimo Consiglio dei Ministri. “Noi dobbiamo essere credibili e responsabili” ha aggiunto Conte.

Non mi voglio ergere a giudice del caso di Siri. Dalla mia esperienza di avvocato posso dire che eventuali dichiarazioni spontanee che l’interessato potrà rendere ragionevolmente non potranno segnare una svolta rispetto a questa fase preliminare di indagini. Invito la Lega a considerare che questa decisione non è una condanna: non si lasci guidare da una reazione corporativa. E chiedo al M5s di non approfittare di questa soluzione per cantare una vittoria politica.

E ancora:

La fiducia è un elemento chiave di questo governo e per proseguire questa esperienza di governo. La fiducia dei cittadini, la fiducia del premier in ciascun componente di questo governo. Questo è un approccio che io trovo completamente differente rispetto alle semplificazioni di una visione manichea tra un approccio giustizialista e uno garantista. Io ritengo che la Politica con la P maiuscola debba rifuggire questi opposti e rivendicare la capacità di discernere caso per caso, deve farlo con coerenza e trasparenza perché solo così può preservare la sua nobile funzione.

Contrario il vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini: 

I magistrati sono pronti ad incontrare Siri, che dimostrerà la totale estraneità ad una vicenda surreale dove due tizi parlavano di lui senza che sia stato fatto nulla. In un Paese civile funziona così. Lascio a Conte e Siri le loro scelte. A me va bene qualunque cosa, se me la spiegano. Se chiedono a voi di dimettervi perché due tizi all’autogrill parlano di voi, voi direste di no. Fatemi spiegare la mia ad un giudice e poi ne riparliamo. In democrazia funziona così. In uno Stato di diritto si è innocenti fino a prova contraria, lo si lasci parlare con i magistrati.

Infine si registra l’intervento del Ministro del Lavoro Luigi Di Maio:

Non esulto e non credo sia una vittoria. Detto questo sono contento che il governo ora possa andare avanti perché il caso Siri si chiude. È un problema che poteva rivolgersi qualche giorno fa con un iniziativa del singolo e senza coinvolgere i vertici dell’esecutivo. Non è una condanna su Siri: quando si mette un faro sui casi di corruzione è perché ci sono i soldi dei cittadini in ballo. Difendiamo i soldi dei cittadini.