Il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri non si dimette nonostante l’inchiesta per corruzione. Secondo il vicepremier grillino “sarebbe opportuno” che il senatore “si dimetta” mentre Salvini parla di “piena di fiducia”. Lui, intanto, mette le mani avanti e annuncia di non voler lasciare il governo: “Non ho ragioni per dimettermi”.

Auguro a Siri di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita. Non so se Salvini sia d’accordo con questa mia linea intransigente, ma è mio dovere tutelare il governo e l’integrità delle istituzioni. Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica, ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma se i fatti dovessero essere questi è chiaro che Siri dovrebbe dimettersi.

Queste le parole di Di Maio supportato dal premier Conte che “chiederà a lui chiarimenti”. Poi deciderà come agire:

Il contratto prevede che non possono svolgere incarichi ministri, e io dico sottosegretari, sotto processo per reati gravi come la corruzione. Questo è un governo che ha l’obiettivo di recuperare la fiducia di cittadini per le istituzioni e ha un alto tasso di sensibilità per l’etica pubblica.

La Lega, intanto, conferma la fiducia in Siri. Il Ministro del Lavoro Matteo Salvini non ha dubbi:

Siri non si deve dimettere. C’è solo un’iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà poi condannato dovrà mettersi da parte. Non ho mai chiesto di far dimettere la Raggi o parlamentari dei Cinque Stelle quando anch’essi sono stati indagati

“Non ho fatto niente di male e non ho ragioni di dimettermi” ha concluso il diretto interessato, Siri.