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Il solstizio in astronomia è definito come il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima (massimo di declinazione positiva nel mese di giugno, in occasione del solstizio di estate boreale; massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all’estate nell’emisfero australe.) Il fenomeno del solstizio ritarda di circa sei ore ogni anno (5 ore, 48 minuti e 46 secondi per la precisione), salvo subire un nuovo riposizionamento indietro ogni quattro anni, in conseguenza degli anni bisestili, introdotti proprio per evitare un progressivo disallineamento delle stagioni con il calendario. A causa di queste variazioni ­può capitare che il solstizio astronomico cada nell’emisfero nord (emisfero boreale) il 20 o il 21 giugno per l’estate, o il 21 o 22 dicembre per l’inverno.

Detto in parole semplici, il solstizio d’estate è il momento dell’anno nel quale il Sole raggiunge il punto più settentrionale della sua corsa apparente nel cielo, segnando l’inizio della stagione estiva e costituendo il giorno in cui  si hanno il massimo di ore di luce.  Il termine «solstizio» significa «Sole stazionario» e indica che in questo momento astronomico il sole non si alza né si abbassa rispetto all’equatore celeste. L’astro in questo periodo sembra infatti fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale il 25 dicembre) quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale).

Fin dall’antichità gli uomini hanno celebrato questo momento magico con diversi festeggiamenti: il cambio di direzione che il sole compie tra il 21 e il 22 giugno, riprendendo la sua corsa sull’orizzonte, era salutato come l’inizio di un nuovo periodo di vita. Questo giorno, detto solstizio estivo, è ancora oggi ricordato e atteso, in quanto primo giorno d’estate, anche se in realtà, dopo il giorno più lungo che è rappresentato dal 21 giugno, il sole comincia a calare, determinando l’accorciarsi graduale delle giornate.

I solstizi nell’antichità venivano festeggiati un po’ ovunque dai popoli pagani, dalla Grecia, all’America precolombiana, fin quando la religione cristiana, conscia della portata di questi festeggiamenti, si premurò di incorporarne date sovrapponendovi solenni celebrazioni, così, come il solstizio invernale è stato sostituito dal Natale, quello d’estate dalla festa di San Giovanni che si celebra il 24 giugno. Se nell’antica Roma i due solstizi erano consacrati a Giano bifronte, il dio guardiano delle soglie e dei passaggi, oggi troviamo i due Giovanni, il Battista per il solstizio d’Estate e l’Evangelista per quello d’Inverno, come figure di riferimento per le festività legate rispettivamente al 21 giugno ed al 21 dicembre. Ancora una volta quindi una festa, originariamente pagana, diffusa in moltissime culture, poiché basata sull’antica osservazione del moto del solare, si è fusa con la tradizione cristiana. Ma pur se cristianizzata come festa di San Giovanni, la notte di mezza estate ha conservato tutte le sue valenze magiche.

Ancora oggi infatti moderni gruppi neopagani e neodruidici celebrano il giorno di “Midsummer”, la Notte di Mezza estate cara a Shakespeare: molti sono i riti solstiziali che si svolgono in particolare a Stonehenge (Inghilterra), richiamando nel sito, ancora carico di misteri, migliaia di persone ogni anno, in nome della teoria “New Age” che sostiene che i monoliti che compongono il sito furono innalzati seguendo l’allineamento dei primi raggi del sole che spunta il giorno del solstizio.

Anche il gran numero di usanze e piccoli rituali ancora seguiti con grande attenzione, e tuttora vivi in Europa, testimoniano che il solstizio estivo, insieme a quello invernale, resta uno dei periodi più amati e profondamente intessuti nella cultura popolare, poichè basandosi sul dato che il sole trionfa nel cielo, le antiche tradizioni collegavano questo periodo dell’anno con la comunicazione diretta fra visibile e invisibile.

Nel Nord Europa la festa si celebra ancora il 21 giugno e in tutte le campagne l’attesa del sorgere del sole è propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danza e si canta, e nella notte magica sembra avvengano prodigi. Se una donna invece desiderava molti figli, ma anche più semplicemente bei capelli e una buona salute, deve stendersi nuda, o rotolarsi, nell’erba bagnata dalla rugiada del mattino del Solstizio.

Anche la notte di S. Giovanni, celebrata il 24 giugno, rientra nelle celebrazioni solstiziali. Il nome associatogli deriva dalla religione Cristiana, perche’ secondo il suo calendario liturgico vi si celebra San Giovanni Battista. In questa festa, secondo un’antica credenza, il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falo’ e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di S. Giovanni sono il fuoco e l’acqua, con cui battezzava, una comoda associazione, da parte del cristianesimo, per sovrapporsi alle antiche celebrazioni.

I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni, in tempi passati considerati propiziatori e purificatori, costituivano un’usanza comune a moltissime regioni europee e persino nel nord Africa. I contadini si posizionavano principalmente in cima alle colline, e accendevano grandi falo’ in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa. Spesso con le fiamme di questi falo’ venivano incendiate delle ruote di fascine, fatte poi precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti. A scopi purificatori vi si gettavano dentro cose vecchie, affinchè il fumo che ne scaturiva tenesse lontani spiriti maligni e streghe (che si riteneva uscissero in questa notte scorrazzando per le campagne alla ricerca di erbe). In alcuni casi si bruciava, come per l’epifania, un pupazzo, cosi’ da bruciare in effige la malasorte e le avversita’. Inoltre si faceva passare il bestiame tra il fumo dei falo’, in modo da togliere le malattie e proteggerlo sia da queste sia da chiunque vi potesse gettare fatture e malie. Anche le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprieta’ sono esaltate e alla massima potenza. Era anche possibile fare “l’acqua di San Giovanni“: si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d’acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa. La mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie. Alle prime luci del 24 giugno i contadini che possedevano alberi di noce dovevano invece andare a legare una corda di spighe di orzo ed avena intrecciate ai tronchi dei loro alberi. In questo modo avrebbero poi raccolto frutti buoni e abbondanti, mentre la rugiada della mattina di San Giovanni, come per le popolazioni del nord, ha il potere di curare,  purificare e fecondare.