Mercoledì 2 aprile 2014 gli Stati Uniti registrano l’ennesimo drammatico episodio: intorno alla mezzanotte ora italiana un uomo ha aperto il fuoco a Fort Hood, la più grande base militare americana nel mondo situata nel centro del Texas. Il bilancio delle vittime parla di quattro morti e circa quindici feriti. Stando alle prime ricostruzioni, una sparatoria tra due soldati sarebbe degenerata e tra le vittime c’è anche il responsabile dell’attacco che si è suicidato: secondo la Cnn si chiama Ivan Lopez ed è un militare di 35 anni.

Le autorità hanno escluso l’ipotesi di terrorismo e Lopez avrebbe agito da solo. I colpi d’arma da fuoco, almeno una decina, sarebbero partiti dal Medical Brigade Building, l’ospedale di brigata della base militare, nella zona attorno a una piscina dove si fa riabilitazione motoria. L’area è stata successivamente isolata e bloccata da migliaia di uomini delle forze dell’ordine. I militari della base, le loro famiglie e il personale sono stati invitati attraverso un tweet personale a non muoversi.

Ancora da capire i motivi che avrebbero spinto l’uomo a sparare: secondo KWTX-TV, Lopez era un soldato in servizio che lavorava come autista di camion per l’esercito americano. Qualche giorno fa Jana Winter, giornalista di FoxNews, avrebbe riferito che l’Fbi era sulle tracce di una recluta dell’esercito che stava progettando un attentato ai danni di soldati americani, di matrice jihadista, ispirato alla strage compiuta anni fa a Fort Hood ma nessun collegamento ufficiale è stato finora confermato. La base, infatti, è già stata teatro di un gravissimo episodio nel 2009 quando durante una sparatoria vennero uccise 13 persone (e ferite altre 30) in quella che viene ricordata come la peggiore strage della storia Usa in una base militare. Allora a sparare fu un ufficiale e psichiatra dell’esercito, Nidal Malik Hasan, di origine palestinese che rimase paralizzato e ed è stato condannato a morte il 28 agosto scorso.

Poche ore dopo la sparatoria era venuta a galla la crescente radicalizzazione del militare, peraltro conosciuta dai suoi colleghi, e la mancata prevenzione della strage ha fatto scattare inchieste del Pentagono e dell’Fbi. Da quel giorno le misure di sicurezza sono state rafforzate in tutte le basi statunitensi ma tragedie simili accadono ancora: come nello scorso a settembre un ex militare della Marina ha assassinato 12 persone prima di essere ucciso all’interno del Washington Navy Yark.

photo credit: The U.S. Army via photopin cc

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