Stefano Leo è stato ucciso da un uomo di origini marocchine. Il presunto omicida – reo confesso – ha fatto ritrovare l’arma del delitto, un coltello da cucina, e ha ammesso ogni responsabilità. Non conosceva la vittima, l’ha ucciso per caso e non per sbaglio:

È passato un ragazzo, gli sono andato dietro e l’ho accoltellato.

Ancora più agghiacciante il motivo che lo ha spinto a uccidere proprio lui:

Ho scelto di uccidere questo giovane perché si presentava con aria felice. E io non sopportavo la sua felicità. Volevo ammazzare un ragazzo come me. Togliergli tutte le promesse, i figli, toglierlo ad amici e parenti. Mi sono presentato perché mi sentivo braccato dai carabinieri. Non volevo commettere altri guai.

L’omicida si era separato dalla moglie

I due, dunque, nemmeno si conoscevano. Sembrerebbe che l’omicida si fosse separato dalla moglie e che stesse affrontando un periodo difficile della sua vita. Era depresso.

Volevo uccidere una persona la cui morte avesse una buona risonanza non un vecchio, un 40enne di cui non avrebbe parlato nessuno.

Per ucciderlo ha usato un set di coltelli acquistati a 10 euro:

Erano coltelli colorati, me ne sono liberato subito tenendo quello che mi sembrava più adatto a quello che dovevo fare. Ho aspettato che passasse quello giusto, non so nemmeno io chi aspettavo, poi è passato un ragazzo, gli sono andato dietro e l’ho accoltellato.

Un movente che al procuratore vicario di Torinofa venire freddo alla schiena”:

Nella sostanza ci ha detto che ha deciso di uccidere questo ragazzo perché si presentava con aria felice e lui non sopportava la sua felicità.

Chi era Stefano Leo

Un 34enne che viveva a Torino e che amava viaggiare: era stato all’estero, tra Cina, Giappone e Australia. Ora faceva il commesso in un negozio d’abbigliamento. È stato sgozzato in riva al Po la mattina del 23 febbraio scorso senza alcun motivo. Si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.