Fu un missile e non un’esplosione interna all’aereo. Lo Stato dovrà risarcire le famiglie delle vittime per non aver saputo garantire la sicurezza dei cieli.

La Cassazione conferma dunque la condanna al risarcimento, respingendo i ricorsi presentati dal Governo. L’aereo Dc9-Itavia esploso sorvolando l’isola di Ustica il 27 giugno 1980 fu dunque formalmente abbattuto. Morirono 81 persone. Almeno nel processo civile si arriva ad una conclusione, dopo quasi 33 anni. Mentre i processi penali non sono approdati a nulla di veramente concreto.

L’ultimo grado di giudizio conferma quindi la sentenza d’appello emanata nel 2010. Respinte le tesi dell’Avvocatura dello Stato, che avallava la prescrizione e negava l’omissione di condotte doverose da parte degli addetti ai controlli radar civili e militari, in capo ai ministeri dei Trasporti e della Difesa. La Cassazione, nella sentenza depositata oggi, ha puntualizzato che “E’ pacifico l’obbligo delle amministrazioni ricorrenti di assicurare la sicurezza dei voli”; ha inoltre aggiunto che “E’ abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile”; ritiene infine infondata la tesi della prescrizione.

Il risarcimento stabilito dalla Corte d’appello nel 2010 ammonta a 1,4 milioni di euro per ciascuna vittima.

Nel 2007 l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, capo del Governo all’epoca del fatto, testimoniò ai magistrati che in quel momento un aereo militare francese si trovava sotto al Dc9 e aveva lanciato un missile diretto ad un aereo libico sul quale viaggiava Gheddafi. Ma il missile sbagliò bersaglio. La Francia ha sempre rifiutato di parlare sulla questione.