Gianni Alemanno non ci sta a farsi travolgere. Ieri è stato tirato in ballo indirettamente dalle dichiarazioni rese al Gip di Roma da Edoardo D’Incà Levis. L’imprenditore (veronese, ma residente a Praga da 40 anni) è stato arrestato un mese fa con l’accusa di avere mediato il pagamento di una tangente dalla Breda Menarinibus alla società municipalizzata Eur Spa, appartenente al Comune di Roma. Si tratterebbe di 750mila euro per aggiustare la gara di fornitura (del valore di 20 milioni) di 45 autobus al Comune. I fatti si riferiscono al 2009. Per la stessa vicenda è stato arrestato anche l’ex amministratore delegato della Breda Menarini, Roberto Ceraudo. E’ indagato anche l’ex Ad dell’Ente Eur, sospettato di aver ricevuto parte della tangente. La mazzetta sarebbe stata pagata con tre versamenti da conti svizzeri, secondo quanto ha dichiarato D’Incà Levis. Egli ha soprattutto affermato di aver sentito dire da Ceraudo che i soldi erano destinati alla segreteria di Alemanno.

Il sindaco di Roma (foto by InfoPhoto) ha convocato nel tardo pomeriggio di oggi una conferenza stampa. “L’amministrazione comunale non può avere nulla a che fare con questa vicenda. Il potere d’influenza su questa gara da parte nostra era zero. Credo sia mio dovere cercare di rendere conto di una situazione che non può riguardarci in alcun modo. La gara è avvenuta nel 2009. Tutto era già stato previsto e determinato prima di me. Non permetterò a tutto questo d’influenzare la campagna elettorale. Fra un po’ si dirà che è stata mia madre. I romani non si faranno influenzare. Resto in campo e non torno indietro“.

Nel frattempo la Procura di Roma ha avviato la procedura di rogatoria internazionale (richiesta all’autorità di un altro Paese di eseguire atti giudiziari in tale giurisdizione) con la Svizzera, per verificare l’attendibilità delle dichiarazioni rese al Gip da D’Incà Levis.

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