Due petroliere, di cui una giapponese, in fiamme nel golfo dell’Oman, sulla rotta dove passa un quinto di tutto il greggio consumato nel mondo. Il prezzo del petrolio alle stelle e la politica internazionale che ha provato a capire chi ha colpito le navi con, probabilmente, dei Siluri. Gli Stati Uniti incolpano Teheran  che vuole bloccare il flusso del greggio. L’Iran non si assume la responsabilità e respinge le accuse fatte dagli Usa che li ritenevano responsabili per gli ultimi attacchi alle petroliere.

Ma cresce la tensione tra Washington e Teheran, dopo che il Pentagono ha diffuso un video in cui si vedono i Pasdaran iraniana che tentano di rimuovere quella che viene descritta come una mina magnetica inesplosa dal fianco della nave cisterna. Il video, per l’amministrazione Trump, proverebbe il coinvolgimento delle guardie della rivoluzione nell’attacco. L’armatore giapponese proprietario della petroliera Kokuka Courageous ha fatto sapere di aver notato “oggetti volanti” prima dell’esplosione, escludendo in questo modo che a causare i danni siano state mine, come suggerito dagli Stati Uniti.

li attacchi sono stati portati a termine durante la visita del premier nipponico Shinzo Abe a Teheran, realizzata per mediare tra l’amministrazione di Washington, fedele alleato di Tokyo, e la Repubblica Islamica, con cui il Giappone intrattiene relazioni commerciali ed economiche definite “amichevoli”.