Un anno lunghissimo, dopo il quale i problemi non sono certo spariti. Il 20 maggio 2012, durante la notte, un terrificante terremoto di magnitudo 5.9 sconvolse l’Emilia, particolarmente in provincia di Modena e Ferrara, a cui il 29 maggio seguì un’altra violentissima scossa, che provocò molti morti. Diversi appuntamenti rievocativi sono programmati oggi in quelle zone, soprattutto per ricordare le tante vittime. Ma ciò che veramente conta è sapere quanto ancora resta da fare per ricostruire tutto ciò che è andato distrutto (foto by InfoPhoto). I danni sono stati quantificati in oltre 13 miliardi di euro; solo una famiglia su tre ha potuto rientrare nella propria casa. Da un punto di vista strettamente economico, le piccole imprese hanno sofferto in modo ancora più pesante. Lo Stato ha stanziato 10 miliardi, l’Unione europea 670 milioni (e quanti ostacoli prima di “concederci” una somma a cui avevamo pienamente diritto), 37 milioni sono stati raccolti da contributi privati volontari.

Ma i problemi non sono scomparsi. La burocrazia, soprattutto fiscale, resta implacabile e ostacola pesantemente gli sforzi, anche se il decreto del 26 aprile 2013, prorogando fino al 2014 lo stato di calamità, ci ha messo una pezza. E la Coldiretti ricorda che le circa seimila aziende agricole emiliane danneggiate non hanno ricevuto ancora un euro.