Tony Drago si è ucciso. Nessun suicidio secondo la gip di Roma che ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale che vedeva indagati otto militari accusati di omicidio colposo a seguito della morte del caporale dell’Esercito italiano Tony Drago. Un ragazzo, nel pieno della sua giovinezza che, secondo la ricostruzione ufficiale, si sarebbe lanciato dalla finestra della caserma Sabatini di Roma la notte del 5 luglio 2014. Pare che fosse in crisi con la fidanzata: ma è mai possibile che per un motivo così banale abbia deciso di togliersi la vita?

Troppi punti non tornano (come alcuni segni sul suo corpo e un tatuaggio abraso) al punto che la famiglia del militare siracusano non ha mai creduto al suicidio. Fin dal primo momento. L’ipotesi è che Tony Drago possa essere stato vittima di nonnismo (basti pensare al caso di Emanuele Scieri che ha avuto una svolta dopo ben 19 anni grazie al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta e alle indagini della Procura di Pisa che ha indagato tre persone).

Il giudice, in questo caso, alla luce delle indagini svolte dal pm, ha deciso di archiviare il caso: “Gli elementi ad oggi raccolti non possono ritenersi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, non essendo stata neppure accertata la esatta dinamica dei fatti, che al limite avrebbe potuto fornire indicazioni su eventuali responsabilità concorrenti di natura colposa”. Permangono, però, “zone d’ombra non investigate e ormai di difficile accertamento”.

Le reazioni

Il gip smentisce i periti da lei stessa nominati nel corso dell’incidente probatorio. I periti, nel corso dell’udienza del 15 marzo 2017, hanno chiarito, con rigore scientifico e ogni oltre ragionevole dubbio, che l’unica ricostruzione compatibile con le lesioni riportate da Tony Drago e l’analisi della scena del crimine fosse quella omicidiaria (dapprima colpito alla schiena, mentre era obbligato a fare delle flessioni e, successivamente, al capo con un oggetto piatto e largo).

Queste le parole di Dario Riccioli, legale della mamma di Tony Drago, Rosaria Intranuovo.

L’archiviazione lascia aperta una ferita profonda e inquietante ed è dovere di ognuno stringersi attorno ai familiari per una morte che, così come fu per Emanuele Scieri, è maturata all’interno di una caserma. Il dovere di accertare la verità sui punti che restano tutt’ora oscuri merita la massima attenzione da parte di chi ricopre ruoli di responsabilità nelle istituzioni.

Così il sindaco di Siracusa Francesco Italia.