Sembra una storia surreale e, invece, è accaduta davvero ad Alatri, in provincia di Frosinone, dove un uomo ha rischiato di andare in carcere per l’omicidio della moglie, uccisa con 13 coltellate nel 2014. In quell’occasione – ed è questo il fatto strano – finì ai domiciliari da scontare in una struttura psichiatrica nonostante la condanna a 9 anni di reclusione. Ora, invece, dietro le sbarre c’è finito davvero: stavolta non per un fatto grave, come l’omicidio, bensì per il furto di un gelato da un distributore automatico della clinica in cui si trovava ricoverato.

L’omicidio della moglie, invece, risale a quattro anni fa quando la vittima è stata ritrovata, ormai priva di vita, in una pozza di sangue. A fare la macabra scoperta fu il figlio di 14 anni rientrando in casa dopo una partita di calcetto. Anche il padre, in quell’occasione, si trovava a terra, incosciente a causa di un tentato suicidio. L’uomo si salvò.

I due erano separati da tempo ma continuavano a vivere nello stesso appartamento per difficoltà economiche. Un litigio, poi il delitto. Il marito ottenne i domiciliari in una clinica psichiatrica: ed è proprio lì che era solito rubare gelati dal distributore automatico. Per questo motivo è tornato in carcere.