Terminato nella notte il vertice di governo a Palazzo Chigi sul MES – il fondo salva-Stati. Le posizioni di M5s e Pd “sono diverse”. Il premier Conte non è riuscito a mediare abbastanza tra le varie anime del governo e relazionerà la situazione alle Camere. Il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio, fa sapere che ogni decisione verrà presa dal Parlamento.

Con posizioni così distanti tra M5s e Partito Democratico, l’unica soluzione è quella di affidare la soluzione al parlamento. La data da segnare con il rosso è l’11 dicembre quando, dopo le comunicazioni del premier in vista del Consiglio Ue, la maggioranza sarà chiamata a varare una risoluzione comune. Ed è lì che il governo rischia il baratro.

Il fondo “Salva Stati“, che in passato era servito anche per altri paesi in difficoltà come la Grecia nel 2008, ma che oggi si vorrebbe rendere utile non soltanto nelle emergenze ma anche nel salvataggio di banche e asset strategici.

Da un nota di Palazzo Chigi si legge che l’intervento del presidente del Consiglio è previsto “in vista del prossimo Consiglio Europeo”, e il richiesto pronunciamento delle Camere è “in linea con i punti 12) e 13) della risoluzione del Parlamento approvata il 12 giugno 2019″. Il documento impegnava infatti il governo “a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’unione economica e monetaria (completamento della riforma del Mes, strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e definizione della roadmap sull’unione bancaria), riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto ‘package approach’, che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo”.

Inoltre la risoluzione richiedeva al premier di “render note alle Camere le proposte di modifica al trattato Esm, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”.

Se il M5s e il PD sono in disaccordo ma hanno ritenuto il vertice un momento di confronto costruttivo, più tagliente è il commento di Matteo Renzi che dice “Non abbiamo nulla su cui litigare, se la vedessero tra loro. Gli italiani sono stanchi di questi vertici, vogliono risposte”.