A Genova è stata vietata l’apertura di negozi “etnici” all’interno del centro storico, patrimonio dell’Umanità per l’Unesco. Di fatto verranno considerate “non decorose” alcune attività come kebab, call center e money transfer che rovinerebbero l’immagine di Genova. Un provvedimento – realizzato grazie a un’intesa tra Comune, Regione e Camera di Commercio – che verrà applicato in una zona rossa che comprende le vie turistiche della città ligure. Prevista anche un’altra zona di maggiore pregio nella quale le attività potranno essere aperte a una sola condizione, che l’offerta commerciale sia di qualità.

E non è finita qui: le vetrine e gli infissi dei negozi del centro storico di Genova dovranno avere alcune caratteristiche, così come sancito da quest’intesa a tutela dell’immagine della città. All’interno del perimetro, dunque, saranno vietati anche sexy shop, call center e l’uso di alimenti precotti. Un provvedimento che sta facendo discutere ma che, secondo l’assessore della Lega Paola Bordilli, mira a “riqualificare e rivitalizzare il centro storico”.

Una norma simile era stata avanzata anche a Pistoia dove l’amministrazione comunale “non voleva negozi stranieri né mini market né money transfer così come distributori aperti h24, sexy shop e locali pubblici con capienza superiore alle 200 persone”. Il loro obiettivo era quello di “salvaguardare le tradizioni italiane e le specificità del centro storico”.