Lunedì 25 novembre si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in questa data, ormai da 30 anni, invita governi, organizzazioni internazionali, associazioni e stampa ad informare e sensibilizzare su un tema che riguarda le donne di tutti i paesi del mondo e sul quale è impossibile abbassare la guardia. Solo in Italia, secondo i dati ISTAT pubblicati all’inizio di agosto 2019, quasi 7 milioni di donne dai 16 ai 70 anni, hanno subìto almeno una volta nella vita una forma di violenza (20,2% violenza fisica, 21% violenza sessuale, con casi nel 5,4% di violenze sessuali gravi, come stupro e tentato stupro).

Un tema urgente in Italia dove si calcola che le donne vittime  sono una ogni 3 giorni. Allarmante la situazione riportata dalla Polizia di Stato durante la presentazione del progetto “Questo non è amore”. Il capo della Polizia Franco Gabrielli nella prefazione alla pubblicazione di “…questo non è amore 2019” che riporta l’analisi dei fenomeni criminali relativi alla violenza di genere e le iniziative messe in campo dalla Polizia di Stato per combatterli, ha scritto che una donna, vittima di violenza di genere si aspetta “Sicuramente protezione e indagini che portino presto ad aver giustizia, ma non solo. Una donna che è vittima di violenza si sente sola, prova vergogna, ha paura di ritorsioni per sé stessa e per i propri figli, si crede colpevole, teme di non essere creduta, di essere giudicata. Il poliziotto a cui chiede aiuto deve saper rispondere a questo dolore, consapevole che il più delle volte l’aggressore è una persona a cui la donna è legata da vincoli affettivi”. Nell’82% dei casi l’autore della violenza ha le chiavi di casa scrive la Polizia, infatti proprio nei legami affettivi più vicini e intimi spesso si trova l’aggressore.

Il governo intanto ha istituito una cabina di regia interministeriale sulla violenza maschile contro le donne con la Ministra Bonetti ha reso noto che si sta lavorando per arrivare in tempi brevi alla ripartizione di 30 milioni di euro in favore delle Regioni per finanziare i centri antiviolenza. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, “bisogna intervenire rafforzando quelle azioni che permettano l’autonomia lavorativa delle donne al fine di neutralizzare il fenomeno della violenza economica perpetrata nei loro confronti. A questo proposito, sono allo studio una serie di interventi da portare avanti in accordo con le Regioni come per esempio quello sulla formazione mirata per l’inserimento lavorativo. Il tutto senza dimenticare ovviamente la progressiva riduzione del gender gap nelle retribuzioni, tema al centro del programma di Governo”.

 Intanto dall’opposizione Mara Carfagna, da sempre in prima linea su questo tema, scrive: “Finalmente sembra siano arrivati i decreti attuativi per sbloccare i fondi per gli orfani di femminicidio e per le famiglie affidatarie. Era ora. Evidentemente le nostre continue sollecitazioni e la campagna di raccolta fondi #nonènormalechesianormale che abbiamo lanciato giusto qualche giorno fa hanno smosso le coscienze. Attendiamo di conoscere i criteri contenuti nei decreti e ci auguriamo che nessun orfano e nessuna famiglia vengano esclusi per qualche assurdo cavillo burocratico. Gli orfani di femminicidio sono orfani di Stato ed è giusto che lo Stato si prenda cura di tutti, senza alcuna esclusione.”