Rispondendo all’appello lanciato dal Presidente dello Yemen Abd Rabbo Mansur Hadi, la coalizione una coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha scatenato un primo raid aereo contro le postazioni dei ribelli sciiti Houthi.

Sono dieci i membri di questa coalizione della quale fanno parte gli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita,Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, Qatar) e l’Egitto, ma non manca anche il sostegno degli Stati Uniti che hanno provveduto a fornire aiuto nel campo dell’intelligence e della logistica. L’ambasciatore saudita negli Stati Uniti ha dichiarato che l’operazione bellica ha come finalità la difesa del governo legittimo contro il tentativo di colpo di stato degli sciiti Houthi.

I bombardamenti aerei, che hanno potuto disporre di circa 100 velivoli, hanno preso il via a partire dalla mezzanotte di ieri e hanno colpito la città di Sana’a, la capitale da settembre nelle mani dei ribelli, lasciando sul campo almeno 17 vittime civili, e la zona della base militare di Al Anad. Stando ad Al Jazeera le forze fedeli al governo dopo uno scontro con gli Houthi avrebbero riconquistato l’aeroporto della città di Aden, nella quale si era rifugiato il Presidente Hadi dopo essere fuggito dagli arresti domiciliari.

Sky News Arabia ha rivelato che il Presidente è riuscito a raggiungere l’Oman, dove si trova al momento. Oman che, incidentalmente, è stato l’unico membro del Consiglio di cooperazione del Golfo che non ha voluto aderire al raid aereo.

Mohammed al Bukhaiti, portavoce degli sciiti Houthi, in un collegamento ad Al Jazeera ha definito il bombardamento subito “una dichiarazione di guerra allo Yemen”, smentendo qualsiasi ferimento del leader Mohamed Ali Al Houthi. Sarebbero invece morti tre comandanti delle forze ribelli.

L’Iran, notoriamente a maggioranza sciita, ha duramente condannato il raid guidato dall’Arabia Saudita e ha chiesto che l’operazione bellica chiamata “Tempesta decisiva” venga immediatamente arrestata. Il ministro degli Esteri Marzieh Afkham ha criticato la violazione della sovranità nazionale dello Yemen e ha suggerito che l’intervento militare ha di fatto reso impossibile qualsiasi risoluzione pacifica, alimentando invece le rivendicazioni terroristiche nella regione.

Nel frattempo, a causa del timore di un calo della produzione di greggio, il prezzo del petrolio è salito di circa il 6% dopo la notizia del raid sullo Yemen, per quanto gli esperti escludano una possibilità del genere, anche se si profilano all’orizzonte difficoltà il trasporto dei carichi.